
Ci presentiamo, siamo Matilde Biella e Giulia Tarantini, due studentesse di Cooperazione Internazionale all’Università Cattolica del Sacro Cuore. A settembre 2024 siamo partite per uno stage in Kenya, aderendo al progetto Vivere il Terzo Settore, dedicato agli studenti dell’Università Cattolica al fine di promuovere tirocini nel mondo del Terzo Settore in Italia e all’estero in collaborazione con Il Sole 24 Ore e con il supporto di Techsoup Italia e dell’associazione studentesca JECatt.
Con le valigie piene di entusiasmo e fin troppi repellenti per zanzare, siamo arrivate al Centro per l’Imprenditorialità E4Impact a Nairobi, pronte a vivere un’esperienza di tre mesi che si è rivelata molto più di un semplice tirocinio.
Quando abbiamo raccontato che avremmo svolto il nostro stage in Kenya, le reazioni sono state contrastanti. All’entusiasmo iniziale di molti “Che esperienza incredibile!”, seguivano spesso domande come “Ma perché proprio il Kenya?” o “Siete certe che sia sicuro?”. Spoiler: sì, lo è. A parte il traffico di Nairobi, per il quale nessun corso di sopravvivenza avrebbe potuto prepararci.
Sapevamo che sarebbe stata un’esperienza speciale. Ma non immaginavamo che ci avrebbe cambiato così tanto.

Dal momento in cui siamo scese dall’aereo, il Kenya ci ha travolto con la sua energia. Colori vivaci, suoni intensi, matatu sfreccianti con la musica a tutto volume, tutto sembrava pulsare di vita. Abbiamo capito subito che l’unico modo per viverlo davvero era immergersi completamente nella sua cultura.
Così, ci siamo lanciate. Abbiamo assaggiato l’Ugali, piatto nazionale keniano (che è più buono del previsto una volta capito come mangiarlo senza combinare disastri), imparato qualche frase in swahili (la nostra pronuncia ha fatto ridere più di una persona) e scoperto che in Kenya il tempo è un concetto flessibile, più che una scienza esatta.
La lezione più grande? L’adattabilità. Che fosse per orientarci nell’ambiente di lavoro completamente nuovo o per capire come attraversare una strada senza rischiare la vita, abbiamo imparato che uscire dalla nostra zona di comfort non era solo un’opzione, ma una necessità.

Al Centro di E4Impact non ci siamo limitate a osservare: fin dal primo giorno, siamo state coinvolte in attività concrete: analisi d’impatto, raccolta e studio dei dati, collaborazione a progetti per sostenere gli imprenditori locali.
Io, Matilde, ho lavorato al progetto SKIES – Strengthening Kenya’s Innovation Ecosystem, parte del Kenya Industry and Entrepreneurship Project (KIEP), che mira a rafforzare l’ecosistema di start-up esistente in Kenya e a sfruttarlo per aiutare ad affrontare le sfide della bassa produttività e dell’innovazione. Attraverso le sue attività ho avuto modo di capire come le piccole imprese possano creare grandi cambiamenti.


Mentre io, Giulia, sono entrata nel programma di accelerazione WONDER, che è stato pensato per incrementare le competenze e le conoscenze delle imprenditrici di piccole e medie imprese, dotandole di strumenti per ottimizzare e riorientare le loro imprese in vista della crescita. Il progetto mi ha permesso di conoscere donne incredibili che stanno ridisegnando il panorama economico africano.
Lavorando attivamente ai progetti, non abbiamo imparato solo teoria, ma vedevamo ogni giorno l’impatto reale della cooperazione, dell’innovazione e della resilienza.
E poi ci sono state le visite sul campo: incontrare gli imprenditori nei loro ambienti, ascoltare le loro storie, vedere la loro determinazione. È stato lì che abbiamo capito davvero cosa significhi fare impresa per il cambiamento. Leggere di imprese sociali è una cosa, ma sedersi accanto a chi sta trasformando rifiuti in un business sostenibile è tutt’altra esperienza.
Abbiamo persino co-organizzato un importante business summit, dimostrando a noi stesse che sì, potevamo affrontare eventi così importanti anche in un Paese nuovo.

Il Kenya ci ha dato molto più di competenze professionali. Ci ha insegnato la forza delle connessioni umane, il valore di ascoltare prima di parlare e l’energia di un Paese che guarda sempre avanti.
Mentre questa avventura si conclude, ci rendiamo conto che le lezioni apprese vanno ben oltre le competenze tecniche. Questi mesi hanno rafforzato il nostro desiderio di costruire una carriera con uno scopo, guidata dalla volontà di contribuire a un mondo più equo e sostenibile.
Al team della Fondazione E4Impact, ai colleghi e ai nuovi amici: Asante sana.
Giulia Tarantini e Matilde Biella

