Il settore agricolo africano, pur rappresentando la spina dorsale di molte economie, affronta sfide persistenti: dalla volatilità dei prezzi alla mancanza di finanziamenti, fino a pratiche agricole non sostenibili e collegamenti deboli con i mercati. Gli agricoltori su piccola scala, che producono la maggior parte del cibo nella regione, spesso restano esclusi dal commercio globale e dai meccanismi di determinazione del prezzo equo.

Questa situazione riflette un problema più ampio: la mancanza di infrastrutture inclusive e strumenti digitali capaci di permettere agli agricoltori di prosperare in un’economia globale in rapida evoluzione.

Roy Njoka, fondatore di Terralima, ha colto un’opportunità di trasformazione.

L’#E4ImpactEntrepreneur ha partecipato all’AYuTe Africa Challenge Kenya nel 2024. Con il supporto di questa iniziativa, ha dimostrato che con innovazione, resilienza e determinazione, la tecnologia può diventare un ponte potente tra gli agricoltori africani e i mercati globali—promuovendo l’inclusione finanziaria, l’agricoltura sostenibile e il commercio tracciabile.

“Il programma E4Impact è stato fondamentale per affinare la strategia e il modello di crescita di Terralima. Grazie a una guida pratica, alla mentorship e a una solida rete di supporto, siamo riusciti a validare il nostro modello, ottimizzare le operazioni e affrontare sfide chiave—dall’ingresso nel mercato al finanziamento, fino all’efficienza della supply chain. Ha davvero rafforzato la nostra value proposition e la nostra capacità di collegare gli agricoltori su piccola scala ai mercati globali.”

Scopriamo di più su Roy attraverso l’intervista che abbiamo condotto con lui.

1. Potresti condividere un quadro generale dei servizi, delle attività, delle soluzioni e dei benefici che hai fornito negli ultimi anni?

Negli ultimi anni, Terralima ha sviluppato una piattaforma integrata che supporta gli agricoltori su piccola scala attraverso accesso ai mercati, soluzioni finanziarie, formazione sull’agricoltura sostenibile e tracciabilità digitale. Abbiamo connesso più di 5.000 agricoltori a mercati equi, facilitato oltre 20.000 dollari in finanziamenti e introdotto sistemi basati su blockchain per garantire una filiera trasparente ed etica. Attraverso programmi di agricoltura intelligente per il clima implementati su oltre 20.000 acri, gli agricoltori hanno migliorato la produttività, rafforzato la resilienza ambientale e aumentato i loro redditi del 30%. Inoltre, collaborazioni con acquirenti internazionali hanno favorito l’integrazione dei piccoli produttori nelle catene del valore globali, rafforzando l’affidabilità della filiera.

2. Quali sono i principali risultati raggiunti negli ultimi 3 anni e gli obiettivi principali che intendi raggiungere nei prossimi 3 anni?

Negli ultimi tre anni, Terralima ha ampliato la propria rete a oltre 5.000 agricoltori, incrementando i loro guadagni grazie all’accesso diretto ai buyer formali, e ha facilitato finanziamenti a supporto del miglioramento della produttività. Abbiamo implementato la tracciabilità completa per prodotti etici, avanzato la gestione sostenibile del territorio su oltre 20.000 acri e avviato progetti pilota per esportazioni tracciabili che hanno migliorato il posizionamento globale dei prodotti agricoli africani.
Nei prossimi tre anni, puntiamo a raggiungere 100.000 agricoltori, mobilitare oltre 50 milioni di dollari in finanziamenti e scalare le esportazioni tracciabili in Africa, Europa e Asia. Promuoveremo anche pratiche di agricoltura climate-smart e rigenerativa su più di 500.000 acri e integreremo strumenti di intelligenza artificiale per l’agricoltura di precisione e la valutazione del credito, rendendo le filiere più efficienti, trasparenti e resilienti al clima.

3. Cosa ti ha spinto a scegliere il programma E4Impact?

Sentivo che l’iniziativa “AyuTe Africa Challenge Kenya” mi avrebbe aiutato a far scalare il mio business e a esplorare nuove opportunità. Cercavo un programma che mi permettesse di rafforzare e sviluppare ulteriormente le mie strategie aziendali, generando al tempo stesso un impatto positivo sulla mia comunità.

4. Com’è nata la tua idea imprenditoriale?

Terralima è nata dalla mia esperienza con Digiduka, dove abbiamo supportato le piccole imprese attraverso pagamenti digitali e strumenti finanziari, arrivando a servire oltre 200.000 chioschi in cinque paesi africani.

Da quell’esperienza, ho visto in prima persona come l’accesso alla finanza e agli strumenti digitali possa trasformare le imprese marginalizzate. Tuttavia, mi sono reso conto che gli agricoltori su piccola scala affrontano sfide ancora più grandi: accesso a mercati stabili e prezzi equi. Molti sono intrappolati in cicli di sfruttamento, privi di finanziamenti, trasparenza e contatti diretti con gli acquirenti.

Applicando ciò che avevo imparato da Digiduka, ho colto l’opportunità di creare una filiera tecnologica e tracciabile in grado di garantire prezzi equi, inclusione finanziaria e accesso diretto al mercato. Terralima funge da ponte tra gli agricoltori su piccola scala e i mercati globali, combinando blockchain, valutazione del credito basata su intelligenza artificiale e finanza integrata per creare un ecosistema agricolo trasparente, sostenibile e redditizio.

5. Quali erano le principali difficoltà che hai riscontrato nella sua attività, se ce n’erano?

Terralima ha affrontato diverse pesanti sfide in fase di crescita. L’accesso al capitale è stato un ostacolo importante, poiché finanziare agricoltori e aggregatori richiede liquidità significativa. Un’altra sfida è stata far adottare le nuove soluzioni agli agricoltori, poiché molti piccoli produttori non erano familiari con la tracciabilità digitale e la finanza integrata, rendendo necessarie attività di formazione approfondita.

La fiducia degli acquirenti e la creazione di collegamenti di mercato hanno richiesto tempo per essere consolidati, poiché i buyer globali esigevano forniture costanti e tracciabili prima di impegnarsi in contratti su larga scala. Le complessità normative nel commercio transfrontaliero hanno rallentato l’espansione e fattori macroeconomici come fluttuazioni valutarie e inflazione hanno inciso sui costi operativi.

Nonostante questo, abbiamo costruito una base solida, assicurando partnership strategiche, affinando il modello di business e posizionandoci per una crescita scalabile nel 2025 e oltre.

6. Puoi raccontarci un particolare momento soddisfacente della tua attività imprenditoriale?

Il momento più soddisfacente per me è stata la cerimonia di conclusione del programma: ricevere il certificato e il trofeo è stato profondamente significativo, una vera celebrazione dei miei risultati.

7. Quale impatto hai riscontrato nel tuo ambiente e quale impatto intendete creare in futuro per vostri beneficiari?

Ho osservato un crescente interesse da parte degli investitori e dell’ecosistema per le soluzioni agritech in Africa. L’ambiente imprenditoriale si sta orientando verso iniziative sostenibili e a impatto, con un’attenzione crescente all’inclusione finanziaria, alla tracciabilità e alla resilienza climatica. Programmi come E4Impact e Startup bootcamp hanno rafforzato la mia rete, la mia strategia e l’accesso al capitale, consentendomi di contribuire a un ecosistema dell’innovazione in rapida crescita. Inoltre, come mentor e leader fintech, supporto attivamente gli imprenditori nelle prime fasi, condividendo esperienze e strategie su come scalare imprese in contesti africani complessi ma ricchi di potenziale.

8. Qual è stata la sfida principale che hai dovuto superare nella tua esperienza imprenditoriale? Come sei riuscito a superarla?

Una delle sfide più grandi nel mio percorso imprenditoriale è stata l’accesso al capitale durante la fase di crescita di imprese orientate all’impatto. Costruendo Digiduka e ora Terralima, ho affrontato la difficoltà di ottenere capitale circolante e investimenti, soprattutto in settori come l’agritech che richiedono capitale paziente e sviluppo infrastrutturale. Per superarlo, mi sono concentrato sul rafforzamento dei fondamentali aziendali, sullo sviluppo di partnership strategiche e sulla partecipazione a programmi globali di accelerazione come quelli di E4Impact.

9. Secondo te, quali sono le principali qualità che un imprenditore dovrebbe avere?

Un imprenditore deve possedere resilienza, adattabilità ed empatia per affrontare le sfide della costruzione e della crescita di un’impresa. La resilienza è essenziale per resistere a ostacoli, difficoltà di finanziamento e incertezze di mercato senza perdere di vista la visione. L’adattabilità permette di aggiornare le strategie, adottare nuove tecnologie e rispondere ai cambiamenti del mercato. L’empatia è fondamentale per comprendere i clienti, costruire team solidi e creare soluzioni che generino impatto reale. Queste qualità sono state fondamentali nel mio percorso, da Digiduka a Terralima, permettendomi di rimanere concentrato, flessibile e profondamente connesso alle persone che serviamo.

10. C’è una persona a cui ti ispiri, ad esempio un imprenditore o un mentore particolare?

Senza dubbio Tony Elumelu. È un pioniere del settore bancario nigeriano e fondatore della UBA Bank. Attraverso la sua fondazione sostiene gli imprenditori africani, cosa che mi ispira profondamente.

11. Infine, cosa suggeriresti a un imprenditore alle prime armi?

Inizia da dove sei; non aspettare che si verifichi la combinazione perfetta di fattori (capitale, partner, risorse) per costruire la tua startup e testare i tuoi prodotti con i clienti.

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