Visitare una fabbrica a Harare, Accra, Kampala o Addis Abeba significa incontrare le vere colonne portanti dell’industria africana. Sono donne che gestiscono linee di produzione, movimentano merci e guidano piccole imprese che riforniscono catene più grandi. Sono presenti ovunque, in numero significativo. Eppure, troppo spesso, restano escluse dalle leve che trasformano il lavoro in potere: accesso alla finanza, agli standard e ai grandi mercati.

Nell’Africa orientale e meridionale, circa il 65% delle donne è occupato, contro il 75% degli uomini. Questo divario non ha a che fare con le competenze o il talento, ma con l’accesso. Accesso a beni produttivi, al credito, ai servizi di cura per l’infanzia e a forme di lavoro più sicure e formali. L’ultimo aggiornamento regionale della Banca Mondiale è chiaro: i divari di produttività derivano da barriere strutturali, non da differenze innate.

Da Riad un messaggio chiaro sull’empowerment femminile

Il 25 novembre 2025, Susan Martha Dambudzo Bvochora, Program Leader dell’E4Impact MBA in Zimbabwe, ha partecipato alla 21ª Conferenza Generale dell’UNIDO a Riad, Arabia Saudita, in occasione della Giornata dell’empowerment femminile. Imprenditrici, leader e innovatrici sono state protagoniste degli interventi sul tema al centro della giornata: strumenti pratici e strategie già collaudate per rimuovere le barriere strutturali e orientare politiche sensibili al genere, soprattutto nel contesto delle transizioni verde e digitale. Un’occasione anche per favorire lo scambio interregionale e dare visibilità a storie concrete di resilienza e innovazione. Temi che rispecchiano esattamente quanto emerge dal lavoro sul campo dei progetti E4Impact in Africa.

La porta digitale è aperta, ma non per tutte

Oggi l’accesso a Internet mobile rappresenta la principale porta d’ingresso all’economia nei Paesi a basso e medio reddito. Tuttavia, le donne hanno circa il 14% di probabilità in meno rispetto agli uomini di utilizzarlo. In termini assoluti, significa circa 235 milioni di donne in meno online, con i divari più marcati nell’Africa subsahariana. I principali ostacoli restano il costo, il livello di alfabetizzazione e competenze digitali, oltre ai problemi di sicurezza. Nonostante nel 2024 si sia registrato un lieve miglioramento, le criticità strutturali persistono.

Il paradosso degli appalti pubblici

Il mercato degli appalti pubblici è enorme. Nel 2023 ha rappresentato circa il 12,7% del PIL nelle economie OCSE, con percentuali ancora più elevate in molti Paesi in via di sviluppo. Eppure, a livello globale, le imprese di proprietà femminile intercettano solo circa l’1% della spesa complessiva, pubblica e delle grandi aziende. Non si tratta di una mancanza di capacità, ma di un problema sistemico: procedure pensate per operatori già consolidati, requisiti di garanzia che escludono le donne, reti di contatti limitate e scarsa trasparenza.

Una finanza che segua gli ordini, non solo gli asset

Il divario di finanziamento per le micro, piccole e medie imprese nei mercati emergenti ammonta a migliaia di miliardi di dollari. Le imprese guidate da donne rappresentano circa un terzo di questo deficit. Sebbene stiano crescendo strumenti di condivisione del rischio e linee di credito dedicate, l’offerta continua a non soddisfare la domanda.

Cosa fa davvero la differenza

L’esperienza maturata lavorando con le imprenditrici dell’E4Impact MBA evidenzia tre fattori che, con coerenza, aiutano le donne a compiere il passaggio dalla semplice partecipazione al potere economico e industriale.

Il primo è progettare partendo da un acquirente reale, lavorando sulle specifiche esatte, sulle certificazioni richieste e sulle tempistiche di consegna, simulando la documentazione insieme ai team di procurement e testandola poi sul campo. Il secondo è il trasferimento della fiducia. Presentazioni dirette e qualificate da parte di alumni, mentor e associazioni di settore aiutano le nuove imprese guidate da donne a superare il divario di credibilità. Il terzo è allineare la finanza agli ordini di acquisto. Capitale a breve ciclo, anticipato su un ordine confermato e rimborsato tramite la fattura dell’acquirente, può trasformare la capacità produttiva in contratti concreti, soprattutto se supportato da meccanismi di condivisione del rischio.

HerVenture Africa: accompagnare le donne nell’industria

Sue Bvochora è molto attiva nell’ambito dell’empowerment femminile e fa parte anche di HerVenture Africa, il programma panafricano che accompagna le donne nel passaggio da imprese pronte a presentarsi sul mercato a fornitori effettivi dell’industria, operando in cinque Paesi: Zimbabwe, Uganda, Ghana, Repubblica Democratica del Congo ed Etiopia. Il modello combina Cattedre universitarie per l’Imprenditoria Femminile, moduli formativi brevi e pratici, cliniche sulle specifiche con gli acquirenti, reti di mentor e una piattaforma B2B sostenuta da missioni imprenditoriali.

I partner possono contribuire in modo rapido e concreto intervenendo su tre leve chiave: individuare catene del valore e fissare obiettivi misurabili di inclusione di fornitori guidati da donne, formare le imprese affinché raggiungano gli standard richiesti dal mercato e finanziare capitale circolante legato agli ordini, anticipato su commesse confermate e rimborsato tramite fattura, idealmente con meccanismi di condivisione del rischio. I risultati vengono monitorati attraverso indicatori rilevanti per decisori pubblici e buyer, come occupazione, sopravvivenza delle imprese, crescita dei ricavi e commercio transfrontaliero.

L’inclusione delle donne come strategia industriale

L’inclusione delle donne non è un progetto collaterale, ma una vera strategia industriale. Diversificare le catene di fornitura rafforza la resilienza e stimola l’innovazione. Spostare anche solo pochi punti percentuali della spesa pubblica, spesso una quota rilevante del PIL, può generare opportunità significative per le PMI guidate da donne. Ridurre il divario digitale accelera l’accesso a formazione, finanza e strumenti di conformità, elementi essenziali per acquirenti e regolatori.

L’Africa non manca di donne nella forza lavoro. Manca di percorsi semplici e trasparenti che trasformino il lavoro in potere: standard chiari, strumenti finanziari adeguati e reti capaci di trasferire fiducia. Sono questi gli elementi che possiamo costruire, insieme.

 

Susan Bvochora