L’Uganda, come molti Paesi in rapida urbanizzazione, sta affrontando una grave crisi nella gestione dei rifiuti. Ogni anno, migliaia di pneumatici vengono smaltiti senza alcuna regolamentazione, accumulandosi nelle discariche, ostruendo i sistemi di drenaggio ed emettendo fumi tossici quando vengono bruciati. Questi pneumatici non solo minacciano l’ambiente, ma contribuiscono anche alla diffusione di malattie e agli allagamenti urbani, in particolare nelle grandi città come Kampala.

Questa sfida crescente riflette un problema più ampio: la mancanza di infrastrutture e di consapevolezza pubblica in materia di smaltimento sostenibile dei rifiuti, che rende le comunità vulnerabili ai rischi per la salute e alle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Karen Kyazze, fondatrice di Karenz Creations Uganda, ha intravisto un’opportunità di trasformazione.

La #E4ImpactEntrepreneur ha frequentato il Global MBA in Impact Entrepreneurship a Kampala nel 2023. Con il supporto del programma MBA, ha dimostrato che, con innovazione e determinazione, anche i materiali più trascurati possono diventare motori di cambiamento sociale e ambientale.

“Il programma E4Impact ha trasformato la mia mentalità, fornendomi competenze imprenditoriali strutturate, fiducia nella leadership e un approccio resiliente per trasformare le sfide in opportunità. Il cambiamento più significativo ha riguardato la mia impresa. Attraverso il tutoraggio e il networking, abbiamo perfezionato il nostro modello, acquisito consapevolezza sull’importanza dell’evoluzione e ampliato le operazioni. Tutto ciò ci ha portato a essere riconosciuti come una delle principali imprese green in Uganda”.

Scopriamo di più su Karen attraverso l’intervista che le abbiamo realizzato.

1.  Potresti condividere un quadro generale dei servizi, delle attività, delle soluzioni e dei benefici che hai fornito negli ultimi anni?

Karenz Creations Uganda trasforma pneumatici usati in prodotti ecologici, come mobili, materiali da costruzione e attrezzi agricoli. In questo modo creiamo posti di lavoro, riduciamo l’inquinamento e rafforziamo le comunità attraverso la formazione. Dal 2020 abbiamo riciclato oltre 1.000 pneumatici, impiegato più di 50 ugandesi (il 60% dei quali donne) ed esteso le nostre attività ai mercati dell’Africa orientale, con l’intenzione di sviluppare ulteriori soluzioni innovative come barriere antiallagamento e il riciclo assistito da intelligenza artificiale.

2. Quali sono i principali risultati raggiunti negli ultimi 3 anni e gli obiettivi principali che intendi raggiungere nei prossimi 3 anni?

Dal 2021 al 2023, abbiamo fornito prodotti ecologici a prezzi accessibili in 5 Paesi dell’Africa orientale. Abbiamo riciclato oltre 1.000 pneumatici, creato più di 50 posti di lavoro green (il 60% occupati da donne) e ampliato la nostra presenza in 3 città ugandesi. Inoltre, abbiamo ottenuto riconoscimenti da UNDP e dall’Unione Europea. Per i prossimi 3 anni puntiamo a riciclare oltre 50.000 pneumatici all’anno, lanciare il primo Tire Innovation Hub dell’Uganda ed espanderci a Gulu e Mbarara. L’obiettivo principale è sviluppare barriere antiallagamento con pneumatici riciclati, generando oltre 100 posti di lavoro e migliorando la resilienza climatica della regione.

3. Com’è nata la tua idea imprenditoriale ?

Nel 2018, dopo la perdita di mio padre, mi sono ritrovata immersa nel dolore. Per affrontare quel momento, ho incanalato la mia angoscia nella progettazione del mio primo tavolo realizzato con pneumatici riciclati. L’atto di trasformare qualcosa di scartato in qualcosa di bello è diventato la mia terapia. Dopo aver venduto quel tavolo, ho capito due cose: la prima è che esisteva un’opportunità nascosta nella crisi dei rifiuti in Uganda. Ogni giorno vedevo montagne di pneumatici che intasavano le fognature di Kampala, rilasciavano sostanze tossiche quando venivano bruciati e favorivano la proliferazione delle zanzare portatrici di malaria. Quei pneumatici abbondanti erano materie prime gratuite, resistenti e impermeabili. In secondo luogo, ho capito che il design circolare poteva avere un impatto sociale. Quella prima vendita ha dimostrato che esisteva una domanda per prodotti sostenibili realizzati in Uganda. Ho visto la possibilità di un doppio impatto: pulire le città e impiegare i giovani per creare soluzioni dai rifiuti.

È stato un punto di svolta: dal dolore all’impatto. Con una smerigliatrice e tanto impegno, sono passata da un laboratorio da sola alla creazione di team, dando priorità a madri single ed ex raccoglitori di rifiuti. Le collaborazioni con l’Ufficio Giovani e i motociclisti boda-boda mi hanno garantito l’approvvigionamento dei pneumatici, mentre le donne nel settore aziendale sono diventate le mie prime clienti.

4. Quali erano le principali difficoltà che incontrava nella sua attività, se ce n’erano?

Abbiamo affrontato diverse difficoltà: alti costi di produzione, scetticismo del mercato, ostacoli all’accesso ai finanziamenti, politiche deboli e carenze di competenze. Superarli non è stato semplice, ma grazie a partnership strategiche e innovazioni come il primo trituratore di pneumatici dell’Uganda, sovvenzioni, attività di sensibilizzazione e programmi di formazione come Karenz Academy, siamo riusciti a crescere. Ogni ostacolo ha ispirato una soluzione: le collaborazioni con i boda-boda ci hanno aiutato nella raccolta dei materiali, una sovvenzione dell’UE ci ha permesso di espanderci e le campagne comunitarie hanno contribuito a cambiare la percezione pubblica, dimostrando che la crisi dei rifiuti può diventare un’opportunità per creare lavoro e sostenibilità.

5. Puoi raccontarci un particolare momento di soddisfazione nella tua attività imprenditoriale?

Il momento più gratificante è stato vedere i bambini giocare sui nostri primi sgabelli realizzati con pneumatici riciclati: trasformare rifiuti in fonte di gioia ha dimostrato che il nostro progetto poteva avere un impatto sia ambientale sia sociale. Questa svolta ha validato il nostro modello di business e ci ha portato al nostro primo contratto importante con un resort, facendoci passare da semplici creazioni artigianali a soluzioni su scala comunitaria.

6. Quale impatto avete riscontrato nel vostro ambiente e quale impatto intendete creare in futuro per vostri beneficiari?

Abbiamo assistito a un cambiamento radicale nella percezione dei pneumatici usati: da rifiuti a risorse riutilizzabili. Abbiamo ispirato nuove startup nel settore dell’upcycling e ridotto l’inquinamento da pneumatici a Kampala. Oggi creiamo lavoro e prodotti sostenibili dai rifiuti; in futuro vogliamo diventare il primo polo d’innovazione del settore pneumatici in Africa orientale, formando oltre 100 giovani e donne con competenze green e affrontando le sfide climatiche con soluzioni basate sul riutilizzo.

7. Qual è stata la sfida principale che hai dovuto superare nella tua esperienza imprenditoriale? Come sei riusciti a superarla?

La sfida principale è stata superare lo scetticismo del mercato verso i prodotti riciclati: molti ugandesi li consideravano inizialmente “spazzatura di bassa qualità”. Abbiamo risposto con workshop pratici, collaborazioni con influencer per ridefinire il concetto di riciclo come “eco-chic” e abbiamo ottenuto il sostegno di scuole e ONG. Abbiamo dimostrato la durabilità dei nostri prodotti offrendo una garanzia di due anni, contribuendo così a cambiare la percezione collettiva.

8. Secondo te, quali sono le principali qualità che un imprenditore dovrebbe avere?

Un imprenditore deve possedere determinazione per affrontare i fallimenti, creatività per trasformare i problemi in opportunità, e una leadership empatica per ispirare team e comunità. In contesti come l’Uganda, è essenziale essere ingegnosi: saper usare risorse limitate per ottenere risultati concreti. Altrettanto importante è l’intelligenza culturale: progettare soluzioni su misura per i bisogni locali è ciò che trasforma una visione in un impatto reale.

9. C’è una persona a cui ti ispiri, ad esempio un imprenditore o un mentore particolare?

Sono profondamente ispirata dalla Dott.ssa Victoria Kisyombe, imprenditrice tanzaniana che ha creato il modello di micro-leasing SELFINA. La sua tenacia dimostra che soluzioni finanziarie innovative possono rafforzare il ruolo delle donne anche in settori dominati dagli uomini. Come lei, anche noi abbiamo trasformato una barriera sistemica—la crisi dei rifiuti in Uganda— in un’opportunità, mostrando che gli imprenditori locali possono generare profitto e impatto sociale grazie alla creatività.

10. Infine, cosa suggerirebbe a un imprenditore emergente?

Inizia risolvendo un problema reale che conosci a fondo: la passione da sola non basta, ma uno scopo chiaro ti guiderà. Mantieniti agile, testa velocemente, ascolta con attenzione i tuoi clienti: il loro feedback è la tua mappa. Crea una rete di mentori (come E4Impact) e sii resiliente—i nostri mercati premiano chi sa adattarsi con creatività a ostacoli come blackout o mancanza di fondi.

11. Un ultimo commento/suggerimento che vorresti condividere?

L’imprenditorialità è un viaggio di apprendimento continuo: accogli i fallimenti come dati, rimani fedele al tuo “perché” e ricorda che ogni grande soluzione globale è nata come problema locale di qualcuno.

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